22 aprile 2026

NEOEVO 20.30 - prima parte

NEOEVO 20.30

PRIMA PARTE

AD 22 aprile 2026,

Siamo tutti qui, cari dissenzienti e complici per ignavia, seduti a fissare questa retroilluminata finestra sul mondo, mentre il buonsenso rantola e muore. Quello che avete davanti non è un caso, né una coincidenza: è il presente distopico che si incastra, pezzo dopo pezzo, nel meccanismo implacabile dell'Agenda 2030. Quello che presentato come il "vangelo" delle Nazioni Unite per la salvezza del globo, si sta rivelando la più sofisticata architettura di ingegneria sociale mai concepita.

L'Italia, in prima fila tra i "virtuosi" del disastro, ha già versato il suo tributo di sangue economico. Hanno scientemente affossato l'economia reale, quella che ci tiene in vita, quella che ci riguarda direttamente, per servire un dogma superiore. Non è una transizione, è un'esecuzione. E mentre voi state a guardare, il cappio della "sostenibilità" programmata si è già stretto.

Nei suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile non sono racchiuse promesse di emancipazione, ma i termini di una resa. Dietro il paravento di infografiche infantili e colori rassicuranti, l'Agenda 2030 non sradica la povertà: traccia il perimetro di un recinto globale in cui l'umanità è condannata a una marcia forzata e sorvegliata. È tempo di smettere di farsi incantare da illustri profeti, profumatamente retribuiti per illuderci, e di sventrare l’ipocrisia funzionale di questo sistema. La narrazione è finita; ora guardiamo in faccia il volto del controllo.  



La retorica della "abbondanza collettiva" ha ormai saturato ogni livello del discorso pubblico, trovando la sua massima consacrazione nelle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In occasione dell'ultima Giornata Internazionale del Volontariato, il Capo dello Stato non si è limitato a un elogio formale, ma ha sancito l'arruolamento definitivo del senso civico sotto le bandiere degli interessi globalisti. Ecco il monito che giunge dal Colle, dove la solidarietà viene ufficialmente codificata come lo strumento indispensabile per l'attuazione del nuovo ordine sostenibile:

«Ogni giorno milioni di persone offrono, volontariamente, un inestimabile contributo alla comunità. Una dedizione che si accentua nel corso delle crisi umanitarie, ambientali e climatiche, che si concretizza nelle piccole e generose azioni quotidiane di prossimità.

Quella del volontariato è una forza spontanea a servizio della persona, una risorsa che si affianca alle istituzioni preposte al soccorso e alla ricostruzione, conferendo maggiore efficacia alla loro attività.

Lo stesso raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile - ci ricordano le Nazioni Unite - richiede l’apporto dei volontari per sconfiggere la povertà, la fame, le disuguaglianze e per promuovere la pace.

L’odierna edizione della Giornata del Volontariato, dal tema "Ogni contributo conta", assume particolare rilievo, aprendo l’Anno internazionale istituito dall’ONU per sottolinearne l’importanza e la necessità di integrare questo prezioso patrimonio di iniziative e valori nelle politiche dirette all’attuazione dell’Agenda 2030.

La Repubblica è grata ai volontari e alle loro organizzazioni per la preziosa azione di solidarietà che svolgono».

Roma, 05/12/2025 (II mandato)

Le parole del Presidente Mattarella, pur intrise di quel nobile civismo che ci si aspetta dalle istituzioni, acquistano una sfumatura inquietante se lette attraverso la lente del realismo critico. In questo scenario del 2026, il volontariato non appare più come l'espressione spontanea della carità cristiana o dell'altruismo laico, ma come l'arruolamento di una forza lavoro gratuita necessaria a colmare i vuoti lasciati da uno Stato che ha abdicato alla sua sovranità in favore di accordi imperiali sovranazionali.

L'integrazione del "prezioso patrimonio di iniziative" nelle politiche dell'Agenda 2030 puzza di esternalizzazione del consenso. Se "ogni contributo conta", significa che nessuno è più autorizzato a restare a guardare; la partecipazione non è un diritto, diventa un precetto morale vincolante all'interno di un sistema che non ammette defezioni.

Analizziamo dunque questi 17 comandamenti laici con l'occhio di chi, nel 2026, ha imparato a leggere tra le righe di un linguaggio così mieloso da risultare sospetto. Sotto la patina dell'altruismo universale, ogni punto dell'Agenda rivela un risvolto che sa di sorveglianza, standardizzazione e smantellamento delle libertà individuali.

  1. Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo.

  2. Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile.

  3. Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età.

  4. Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti.

  5. Raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze.

  6. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie.

  7. Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.

  8. Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

  9. Costruire un'infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.

  10. Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le nazioni.

  11. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.

  12. Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

  13. Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.

  14. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

  15. Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire le foreste, contrastare la desertificazione e fermare la perdita di biodiversità.

  16. Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire l'accesso alla giustizia e creare istituzioni efficaci e responsabili.

  17. Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Diciassette. Esattamente diciassette tavolette della legge che ci promettono un’estasi collettiva talmente dolcificata da far venire il diabete anche ai sassi. Una visione di beatitudine universale e gioia planetaria dove la terra, finalmente "sacralizzata" dai tecnocrati, diventerà un immenso giardino dell’Eden sotto steroidi.

È tutto meraviglioso, davvero. Peccato che, nel magico libretto delle istruzioni per il Paradiso, manchi un piccolo, trascurabile dettaglio: il prezzo del biglietto. Mentre ci cullano con le odi di un’utopia a portata di mano, i nostri pastori si sono dimenticati di spiegarci con quali amorevoli manganellate verremo condotti verso il nuovo Eden. Quali deliziose strategie di controllo, quali squisite privazioni e quali "necessari" sacrifici della nostra libertà personale serviranno per trascinarci, anche a calci se necessario, verso questa felicità obbligatoria?

Passiamo dal lirismo delle favole alla sgradevolezza dei fatti. Tolto il velo di zucchero filato delle "nobili intenzioni", diamo un'occhiata alla marea di sterco che avanza: vediamo come le nostre solerti istituzioni governative stanno effettivamente operando per trascinarci in questo paradiso artificiale. Mentre i loro uffici stampa vomitano comunicati intrisi di etica e progresso, la realtà ci restituisce un quadro ben più acido: dietro ogni firma e ogni decreto si nasconde il lavoro metodico di chi sta trasformando il cittadino in un numero, e il Paese in un laboratorio digitale a cielo aperto. 

Ad oggi, AD 2026, mancano solo quattro anni per raggiungere il traguardo. Volete sapere come stanno veramente andando le cose? Non seguite il profumo dell'incenso istituzionale, ma l'odore di bruciato delle libertà che stanno arrostendo sull'altare dell'efficienza globale.

IL QUADRO DELLA SITUAZIONE:


Punto 1. Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo.

Immaginate un romanzo scritto da George Orwell, ma ambientato nei ruggenti anni Venti del Duemila. L’Agenda 2030 ci aveva promesso un mondo senza fame, senza miseria, senza umiliazioni. Peccato che qualcuno abbia riscritto la sceneggiatura. E il titolo di questo capitolo, cari lettori, è una sentenza: “La povertà è un crimine, il decoro è la legge”.

Nel 2024-2026, mentre i predicatori dello sviluppo sostenibile continuano a recitare i loro mantra (“porre fine a ogni forma di povertà”, dicono, come fosse una filastrocca), i governi europei, e in particolare l’Italia, hanno varato una deriva securitaria che farebbe impallidire il Ministero dell’Amore.
 
I nuovi decreti non colpiscono i paradisi fiscali né la finanza predatoria. No. Colpiscono chi ha freddo, chi ha fame, chi non ha un tetto. Il reato di accattonaggio “invasivo”, come se chiedere l’elemosina potesse mai essere altro che l’ultimo gesto di chi non ha più nulla, trasforma il disagio sociale in un fascicolo giudiziario.
 
L’occupazione di un immobile abbandonato per necessità? Non più il disperato tentativo di chi cerca un tetto per dormire, ma un reato da perseguire con la galera. 

E qui arriva il paradosso, quello che farebbe accapponare la pelle persino a un burocrate privo di immaginazione: per chi non ha un tetto, né un pasto, né una speranza, la galera, a ben vedere, qualcuno non esiterebbe a definirla una soluzione. Perché dietro le sbarre, almeno, un letto c'è. Un piatto di minestra pure. 

Vogliamo davvero chiamarla giustizia? 

E intanto l’Agenda 2030 continua a blaterare di “accesso ai servizi di base”. Servizi? Quali? Forse quelli del Daspo urbano, il nuovo gioiellino del Decreto Sicurezza 2025 (D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito in L. 80/2025).

La soluzione alla povertà, scopriamo con amaro stupore, non è un sussidio, né un lavoro, né una scuola. È molto più semplice, molto più cinematografica: il povero non va aiutato, va allontanato. Geograficamente. Fisicamente. Via dai centri storici appena gentrificati, lontano dalle vetrine del turismo sostenibile (quello con le bici elettriche e lo champagne bio). 

Lo si spinge oltre il perimetro della decenza virtuale, come un oggetto ingombrante. Perché il vero problema, oggi, non è la miseria: è il cattivo odore della miseria.

E guai a protestare. Guai a fermare una strada perché il tuo stipendio è divorato dal caro vita. Guai a opporre resistenza passiva davanti a uno sfratto esecutivo. Il nuovo codice penale di fatto, perché di questo si tratta, trasforma ogni gesto di disperazione collettiva in un reato. Se manifesti perché non arrivi a fine mese, non sei più un cittadino che esercita un diritto costituzionale. No. Sei un “agitatore”. Sei una minaccia all’ordine pubblico. Sei un nemico.
Così lo Stato, in questa tragicommedia postmoderna, blinda la propria inefficienza sociale con la forza della polizia. Non sa (o non vuole) creare lavoro, case, dignità. Ma sa dare manganelli e Daspo. 


Questo è solo l'inizio del viaggio nel baratro dell'Agenda 2030. Le prossime parti verranno pubblicate a breve. Restate sintonizzati.

Fabricius Limes

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