La fame come politica economica
(Chi
distrugge il welfare prepara il collasso)
Cari
lettori,
in
un mio
precedente
post
ho lanciato
l’allarme parlando
di come l’automazione e l’IA ci stiano preparando un futuro con
più robot e meno lavoratori. Una carneficina sociale annunciata. E
ho buttato lì il reddito universale, non come una manna dal cielo,
ma come un cerotto d’emergenza, una
soluzione
tampone per non farci finire tutti al macello mentre aspettiamo, tra
una crisi e l’altra,
che questo
società
impazzita
cambi rotta.
Beh,
le reazioni sono arrivate. Qualcuno ha applaudito,
i
più
si sono incazzati. La risposta più frequente, la più greve e
sincera, è stata questa: “Puah!
Perché
dovrei
spaccarmi il culo per
mantenere
dei
fannulloni?”.
Non
una domanda, uno sputo. Un gesto
di pura rabbia sociale.
Oggi
non voglio fare il professorino. Voglio buttarvi in faccia la verità.
Vi voglio mostrare come quell’incazzatura, perfettamente
legittima,
venga dirottata. Come venga usata per farci scannare tra noi,
poveracci contro poveracci, mentre quelli veramente in alto se la
ridono.
Lo
faccio prendendo di petto l’argomento con un dialogo. Una
discussione tra due amici. Uno è Marco, che prova un odio viscerale,
e lo esprime con la volgare onesta di chi è stanco di farsi fottere.
L’altro è Andrea, che cerca di spiegargli perché togliere i
sussidi non è la soluzione, ma il modo perfetto per umiliarci ancor
di più.
Preparatevi.
Non sarà una lettura comoda. Ma se avete la pancia piena di bile per
come vanno le cose, forse è esattamente quello che vi serve.
***
Domenica
mattina, bar sport.
L’aria
è un intruglio
denso
di caffè tostato e
brioches vaniglia,
cioccolato e frutti di
bosco.
In
sottofondo, una colonna sonora di minchiate: voci rauche che
scommettono su partite impossibili, mirabolanti imprese e racconti
esagerati sulle scopate del sabato sera, pompate a birra e fantasie.
Marco: “Ascoltami,
Andrea, e ascoltami bene. E’
da quando ho diciotto anni
che mi
spacco la schiena. Ogni mese, sullo stipendio che già fa pena, lo
Stato mi salassa con
le tasse. Dicono per la
sanità, per le strade.
Balle. Una bella fetta
va a quei parassiti disoccupati
con il
divano incollato alle
chiappe e la playstation
in mano. Mi sento preso
per il culo due volte: prima da chi non ha voglia di fare un cazzo,
poi dal governo
che mi deruba per mantenerli. Il
reddito universale è
una stronzata che puzza di
mancette elettorali. La
dignità te la guadagni
lavorando, punto.
Bisogna
tagliare il cordone
ombelicale.
Tagliare tutto. Lasciarli a secco. Se hanno fame, vedrai
come trovano la voglia di muoversi. Che si adattino
oppure
crepino.”
Andrea:
“Certo, capisco il tuo punto di vista. Quella sensazione,
Marco, è esattamente l'innesco che i sociologi chiamano Spostamento
dell'Aggressività. Tu senti un'ingiustizia profonda – e hai
ragione, perché sei costretto a lottare ogni giorno, a fare
sacrifici perché i salari reali sono bloccati al 1990 e il costo
della vita è alle stelle – ma stai sparando sulla croce rossa
invece di puntare sulla vera causa. Sei frustrato dalla compressione
economica imposta da un’economia predatoria, ma siccome non puoi
attaccare i grandi capitali o i meccanismi finanziari globali, sposti
la tua rabbia su un bersaglio più sicuro e visibile: il capro
espiatorio del sussidiato. Non è una soluzione, è solo una valvola
di sfogo.”
Marco:
“Non è rabbia, è logica! Credo nel merito. Loro sono poveri
perché non si impegnano abbastanza. Se tu fossi un vero amico, mi
daresti ragione su questo: non è giusto che l'onesto lavoratore
finanzi la pigrizia. Non puoi difendere i fannulloni!”
Andrea:
“Ancora stai ignorando le cause e puntando il dito sul sintomo.
Quella che tu chiami la loro "pigrizia" è la "Fallacia
del Mondo Giusto" al lavoro, Marco. Sono fenomeni psicologici.
Tu hai bisogno di credere che la loro miseria sia per incapacità e
quindi la meritano. Se ammettessi che si può essere poveri per cause
strutturali (delocalizzazione, crisi, speculazioni, automazione,
salari non adeguati, perdita del lavoro in età avanzata, problemi di
salute ecc...), dovresti ammettere che anche tu potresti finire in
quella condizione, e questo è terrificante. Quindi, per stare
tranquillo, sposti l’attenzione sui "fannulloni". E c'è
di più: è la "Avversione all'Ultimo Posto" che ti fa
attaccare. La tua vera paura è scendere al loro livello. Per questo,
la tua rabbia è più feroce contro chi è appena sotto di te nella
scala sociale, anziché contro l'1% che sta in cima.”
Marco:
“Ma io non sono terrorizzato! Sono incazzato perché devo
pagare per loro! La mia Propensione Marginale al Consumo è
massacrata dalle tasse che vanno destinate a loro!”
Andrea:
(Sorride) “Sei un economista adesso? Comunque
comprendo la tua ragione,
ma anche qui l'hai ribaltata.
Ok!
Time out.
Seguimi in questo esempio; immaginiamo
il
contesto,
chiamiamolo “la
resa dei conti”:
da domani, si staccano tutte le spine. Reddito di cittadinanza,
NASPI, bonus, contributi affitti. Via
tutto.
Prendiamo
per buona La
tua
strategia "La
fame è il miglior incentivo al lavoro".
Sembra una roba tosta,
vero?
Vediamo
cosa succederebbe davvero, passo
dopo
passo:
Nei
primi sei mesi, non
ci sarebbe nemmeno il tempo di chiedersi
-che
cazzo
sta succedendo?-
Sarebbe un'ecatombe: le
famiglie che campano giorno
per giorno,
o che quei sussidi li usano per non finire sotto i ponti,
brucerebbero ogni singolo euro accantonato in una
settimana.
Fine. Senza soldi
per l'affitto, partirebbe
un'ondata
biblica
di sfratti.
Gente per strada, case popolari prese d'assalto, famiglie ammassate
come sardine in case di parenti e
amici.
Tendopoli
ovunque. Immagina
le periferie trasformarsi in accampamenti di fortuna.
Altro risultato di questa geniale soluzione?
Risparmiare due spicci oggi per perderne dieci volte domani
e far crollare tutto...
A
differenza dei ricchi, che
se gli dai 500
euro li mettono
a
reddito
in
investimenti finanziari virtuali,
quel
denaro
destinato
ai
ai poveri, loro lo
spendono tutto
e subito.
Finiscono
nell’economia reale, per
mangiare, per pagare la luce, per comprare
un
paio di scarpe ai figli. Togli quella manciata di spiccioli,
e cosa succede? Ammazzi
la domanda aggregata
con
effetto boomerang.
Il supermercato sotto casa, la lavanderia, il bar all'angolo vedono
i clienti sparire da un giorno all'altro. Iniziano a tremare...
Quel flusso di caffè, pane e beni
di prima necessità è il
sangue che tiene in vita i negozi di quartiere… E cosa fanno
quando vendono meno? Riducono
i costi.
Licenziano. E così crei una spirale recessiva: più disoccupati
meno soldi spesi, più licenziamenti.
Marco:
“Non è vero! la gente deve essere incentivata in qualche modo!
Togli il sussidio e si aprono posti di lavoro perché i disperati si
accontenteranno di meno! Lo Stato risparmia miliardi, con quei soldi
finanzia le imprese, magari riducendo le tasse, e il mercato si
sblocca!”
Andrea: “
Come no! In
un mondo ideale, quello
da campagna elettorale.
Aspetta che il
bello, anzi il tragico, deve
ancora arrivare. Perché
il tuo concetto di "risparmio" è limitato
dal momento che ignora i
costi nascosti, quelli veri.
Rimuovere
i sussidi distrugge
il salario di riserva.
Sai cos'è? È il minimo sindacale per cui uno si alza dal letto per
andare a lavorare. Tu
quanto accetteresti come retribuzione minima
per un impiego
full time? Con la pancia
piena, magari ti
accontenteresti
di 1000
euro? Con la pancia vuota e uno sfratto alle calcagna, diventa
zero. La
gente, pur di campare, accetterebbe qualsiasi
schifezza:
400
euro in nero per 12 ore al giorno, in un magazzino malsano. Questo
non crea posti di lavoro nuovi, Marco; sostituisce
gente come te, che
prende
stipendio accettabile,
con dei
disperati.
E fa crollare la paga di tutti, la tua inclusa. E’
come evirarsi per far dispetto alla moglie.”
Marco:
“Faccio
un lavoro qualificato,
sarà
dura che mi seghino per assumere uno
stagista. Comunque meglio poco che niente e almeno
si vedrebbero meno barboni in giro.”
Andrea:
“Marco,
questo è l'errore più grave.
Aprire
la strada al far west salariale, non
fa sparire la povertà; la rende più tossica, diffusa
e più costosa da gestire. La
disperazione non genera solo forza lavoro a basso costo. Crea
anche, inevitabilmente, criminalità
di sussistenza.
Furti per mangiare, spaccio al dettaglio per pagare l'affitto,
prostituzione. Non per scelta, ma per necessità immediata.
A
quel punto, lo Stato non avrebbe risolto nulla. Avrebbe solo spostato
la spesa. Dalla voce "Welfare" a quella, infinitamente più
costosa, di "Ordine
Pubblico e Giustizia".
Dovrebbe potenziare polizia, tribunali e carceri in modo massiccio.
Ti rendi conto che il costo
annuo per detenere una persona in
carcere è
di gran lunga superiore a qualsiasi sussidio erogabile? Sarebbe un
fallimento contabile oltre che umano, un trasferimento di risorse dai
servizi sociali al sistema penale, per ottenere solo più sofferenza
e insicurezza.
E
la devastazione non si ferma. Continuiamo...
Quando
una famiglia viene privata di ogni sostegno, la scelta forzata,
spesso l'unica, è quella di ritirare
i figli dagli studi per mandarli a lavorare.
Questo crea,
in modo sistematico, una generazione di giovani impreparati, preclusi dalle professioni qualificate. Il risultato non è solo un
danno individuale, ma collettivo. Tra vent'anni, ci troveremo con una
comunità
depauperata,
un Paese meno istruito, meno innovativo e strutturalmente incapace di
competere in un contesto globale sempre più basato sulle
competenze.
Stiamo letteralmente cannibalizzando
il
nostro futuro per
un presunto risparmio immediato.”
Marco: (Con
un gesto stanco della mano, come a scacciare una mosca) “Belle
parole. Roba da salotto. Allora facciamoci due risate del
cazzo:
secondo il tuo manuale dei buoni sentimenti come
ci comportiamo?
Continuiamo a fare gli allocchi e a pagare, come abbiamo sempre
fatto?”
Andrea: (Scoppia
a ridere, una risata secca, senza gioia) “Marco hai capito o no che stai annegando in
un mare
di
menzogne
e ti stai accapigliando con l’altro disgraziato che annaspa
accanto a te per un pezzo di legno a
cui aggrapparsi,
mentre sulla riva c’è chi sta caricando cessi
d’oro su yacht
miliardari
con la tua... la nostra legna. Il
punto non è "continuare a pagare". Il punto è smettere
la guerra tra poveri e
guardare in faccia la realtà.
Lo
ripeto. Il
conflitto vero non è tra te e il tizio percettore
di assegno di sussistenza.
È tra una -
una
efficienza produttiva
mai
vista, che potrebbe garantire benessere a chiunque –
e una
realtà opposta i
cui
salari,
per la stragrande maggioranza, sono insufficienti
a far fronte
all’incessante
crescita del costo
della vita.
La ricchezza non è sparita. È stata dirottata.
È finita dritta dritta nei profitti aziendali da record, nelle
rendite finanziarie che si auto-alimentano, nelle tasche di una
ristretta
schiera
di Paperoni
così ricca, che per
loro
le nostre
sofferenze solo
solo
rumore di fondo.
E poi, Marco, voglio che ti fermi
un attimo. Spegni la rabbia e accendi il cervello. Guarda un po' più
in là della prossima busta paga.
Pensa a quello di cui parlavamo
l'altra volta. La robotica,
l'automazione
spinta,
l'intelligenza
artificiale.
Non è fantascienza. Sta succedendo adesso. E non viene per rubare il
lavoro solo al "fannullone". Viene
per prendersi il tuo.
Il magazziniere, l'impiegato
d'ufficio, l'operaio alla
catena di montaggio, il
traduttore, l'autista,
l’addetto del call
center, il cassiere...
Sta già fagocitandodo
posti a ritmi forsennati.
Immagina il giorno quando,
senza nessun riguardo, il
lucido messaggio di un agente A.I. ti comunicherà che:
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Oggetto: Notifica di
Ottimizzazione Risorse – ID Utente #4402
Gentile
Unità Operativa,
La
presente per informarLa che, nell'ambito del programma di
Efficientamento
Algoritmico 2025 volto
a garantire la sostenibilità competitiva del Gruppo sui mercati
globali, la Sua funzione è stata identificata come "ridondanza
tecnica".
I
nuovi parametri di calcolo impongono una transizione immediata verso
asset a elevata scalabilità. Di conseguenza, la Sua posizione è
stata convertita in una voce
di bilancio passiva e,
pertanto, depennata dal registro delle attività correnti. L'azienda
La ringrazia per il contributo fornito fino al raggiungimento della
Sua obsolescenza.
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Ti
sei fatto il culo per anni, hai versato sangue e speranze in
quell’impiego eppure ti hanno semplicemente eliminato. Solo allora capirai che è colpa del sistema? Urlerai pretendendo il diritto a un po'
di compassione, a un sostegno? Ecco il colmo dell'ironia: tu oggi
stai combattendo
per distruggere
proprio quella rete di
sicurezza che,
tra non molto, potrebbe essere l'unica cosa tra te e il baratro. Stai
sputando sul concetto stesso di protezione sociale nel momento
storico in cui ne avremo più bisogno che mai.
Immagina il mondo,
ma proiettalo avanti solo di cinque anni. Sei stato sostituito da un
dispositivo più
efficiente e a costo zero. Niente più stipendio. E nel frattempo,
grazie alla tua stessa crociata, non
esiste più un sussidio,
non esiste più un reddito di base, non esiste più alcun
ammortizzatore. Hai ottenuto esattamente quello che volevi: la "fame
come incentivo".
Solo che l'incentivo non
funziona, perché ci sono sempre
meno posti di
lavoro
e
una feroce concorrenza tra milioni di disperati come te per
accaparrarselo.
Che fai allora? Mangi
la tua orgogliosa etica del lavoro? Diventi
il "parassita" che tanto disprezzi? O forse capisci, troppo
tardi, che la vera lotta non era tra chi ha un lavoro e chi no, ma
tra l'umanità
intera e
un sistema produttivo che, per la prima volta nella storia, può fare
a meno di gran parte di essa? Non è cinismo, Marco. È suicidio
sociale per differita.
***
In conclusione, se c’è una
scelta davanti a noi non è tra rabbia e rassegnazione, ma tra miopia
e consapevolezza. Continuare a puntare il dito verso il basso ci
divide e ci indebolisce; alzare lo sguardo verso le vere dinamiche
del potere economico è l’unico modo per non farci trovare soli e
disarmati quando il cambiamento busserà — o sfonderà — la
porta.
➤ Tu che stai leggendo, cosa ne
pensi davvero?
➤ Dove vedi il vero conflitto e quale futuro immagini ?
➤ Scrivilo nei commenti: il confronto, se onesto, è già un primo atto
di resistenza.