26 febbraio 2026

Codice Chaos

 

Codice Chaos:

Il Bibliotecario


Oltre le vetrate dell’attico che dominava Gae Aulenti, Milano si scomponeva in un groviglio di ombre frenetiche. Un nevischio inaspettato, fuori stagione, stava lentamente sostituendo il consueto grigiore del panorama, avvolgendo la metropoli in un sudario bianco e innaturale.

All’interno, sospeso in un’eleganza asettica che sapeva di potere, Marco sedeva immobile. Trent’anni, il volto segnato dalla stanchezza cronica di chi guida un movimento per il diritto all’abitare; sembrava fuori posto tra quei marmi freddi.

Di fronte a lui, sedeva l’uomo.
Per lo Stato, era un fantasma; per i database, un errore di sistema; per la Storia, un’omissione necessaria. Era un uomo che, secondo ogni logica di sicurezza e protocollo, non sarebbe mai dovuto esistere.

Si faceva chiamare "Il Bibliotecario". Non aveva un passato, solo il volto di un distinto sessantenne con una passione per il cachemire scuro.

Il Bibliotecario sollevò la tazza di thè con lentezza cerimoniale, lasciando che il vapore velasse per un istante i suoi occhi, prima che lo sguardo tornasse a inchiodare Marco alla poltrona.

«So perché sei qui, Marco. Non servono presentazioni tra chi osserva e chi è osservato. In un certo senso, sono stato io a tracciare i segni sul terreno affinché tu arrivassi a questa porta.»

Un sorriso appena accennato, simile a una crepa su una statua antica, gli tese le labbra.

«Hai avvertito quel brivido, vero? Quell’attrito sottile che increspa la trama del tuo presente. Non è solo un turbamento, è il rumore del codice che si chiude su di te. Ogni tua mossa, ogni "diversione" che credevi un lampo di genio, era già stata scritta sui margini del sistema. Credi di impugnare il timone, ma stai solo seguendo una scia tracciata da altri…Vedi, Marco, il tuo è un errore di ingenuità. Tu, come quelli che gridano nelle piazze o vomitano rabbia sulle tastiere, coltivi l’illusione che la democrazia sia un dialogo. Un libero scambio di energie, un atto di volontà.»

Posò la tazza sul piattino. Il suono della porcellana fu netto, definitivo, come lo scatto di una serratura.

«La democrazia non è il risultato di un confronto. È una sceneggiatura. Un movimento di masse studiato per sembrare spontaneo, dove ogni passo falso è previsto e ogni slancio è già scritto nella trama. E noi? Noi siamo i registi. Teniamo il tempo, disegniamo le geometrie del dissenso e curiamo le luci della ribalta dal 1967. Tu sei un attore, Marco. Sei solo un corpo che esegue il copione che noi abbiamo codificato prima ancora che tu imparassi a balbettare.»

Il Bibliotecario posò un tablet sul tavolo. Sullo schermo apparvero i documenti ingialliti dell’Operazione CHAOS.

«Permettimi di raccontarti la storia. Potrà esserti d’aiuto per capire.» Trasse un respiro. «Immagina l'estate del 1967, Marco. L’America era scossa da tumulti e proteste. Avevano un problema: gli hippies che urlavano contro la guerra del Vietnam e a favore dei diritti civili. Non erano solo slogan, era il collasso del consenso. Alla Casa Bianca, erano convinti che dietro i "figli dei fiori" vi fosse Mosca. Richard Helms, il Direttore della CIA, un uomo che vedeva il mondo come una scacchiera di cristallo, ricevette un ordine perentorio dal presidente Lyndon Johnson: "Trovami i russi dietro queste rivolte". Johnson non poteva accettare che i figli della classe media americana potessero criticare il suo operato.»

Il Bibliotecario tamburellò le dita sul tavolo.

«Entra in scena James Jesus Angleton, il capo del controspionaggio, il poeta paranoico della CIA. Uno che vedeva complotti persino nel modo in cui pioveva. Angleton attivò la Special Operations Group (SOG). Il compito era chiaro: violare il National Security Act del 1947, che proibiva alla CIA di operare sul suolo americano. Nacque il programma MH/CHAOS. Angleton cercava la "mano invisibile" dei sovietici nei movimenti studenteschi e nelle Pantere Nere ma, rapporto dopo rapporto (come quello del 1967 intitolato "International Connections of US Peace Groups"), gli analisti della CIA dovettero ammettere l'amara verità: nessun legame significativo. Il dissenso era puramente americano, organico, inarrestabile.»

Marco seguiva il filo del discorso con una partecipazione quasi ipnotica, sottolineando ogni passaggio con brevi cenni del capo.

«Ma ecco il colpo di genio del male,» continuò il Bibliotecario sorridendo soddisfatto. «Helms e Angleton non chiusero il programma. Se il nemico straniero non esisteva, andava inventato. Se non puoi provare che sono agenti russi, trattali come se lo fossero finché non lo diventano per sfinimento. Iniziarono a raccogliere informazioni in modo maniacale attraverso sostanzialmente tre programmi:

  • 1. L'Indice HYDRA: Un database computerizzato che iniziò a digerire nomi. 300.000 cittadini americani schedati. Non erano spie, erano poeti, studenti, madri di famiglia.

  • 2. Il Progetto HTLINGUAL: La CIA aprì illegalmente oltre 215.000 lettere. Leggevano l’anima della nazione per trovarci una macchia rossa che non c'era.

  • 3. Infiltrazione "Agent Provocateur": Mandarono agenti a vivere nelle comuni, favorendo l’uso di droghe pesanti come eroina e metanfetamine (speed) al posto di cannabis e acidi. A urlare "Power to the people". Ma non per osservare: per spingere i gruppi verso l'illegalità. Se un movimento resta pacifico, è un problema politico; se diventa violento, è un problema di ordine pubblico. E l'ordine pubblico lo gestiamo noi. L'eroina ha fatto il resto, portando dipendenza, senzatetto e malattie all'interno delle comunità, trasformando l'idealismo in disperazione.

Nel 1974, quando Seymour Hersh scoperchiò il calderone sul New York Times, il mondo rimase inorridito. La Commissione Rockefeller e il Comitato Church gridarono allo scandalo. Ma sai qual è la barzelletta? La CIA non smise di farlo. Imparò solo a non farsi beccare… CHAOS ha insegnato che la penetrazione non serve a scoprire la verità, ma a scriverla.»

L'uomo in cachemire guardò Marco dritto negli occhi.

«Se oggi possiamo costruire prove contro chiunque in tre secondi, è perché Helms e Angleton hanno passato gli anni '60 a capire che ogni cittadino è un bersaglio finché non dimostra il contrario. E anche allora, non ci crederemo.»

Il Bibliotecario sorrise, un'espressione che non raggiungeva mai gli occhi. Si alzò e andò alla vetrata, osservando le luci di Milano che sussultavano tra i fiocchi di neve come un sistema nervoso scoperto.

«L'Italia è sempre stata il laboratorio preferito di Angleton,» esordì, la voce che ora graffiava l'aria. «James Jesus Angleton non era solo un funzionario della CIA; era l’uomo che nel 1944, a Roma, gestiva l'Office of Strategic Services (OSS). Ha creato lui le fondamenta dei nostri servizi. Per lui, l'Italia non era una nazione, era una faglia tettonica tra Est e Ovest. E su quella faglia abbiamo costruito il nostro capolavoro di infiltrazione: la Strategia della Tensione.»

Marco non si limitava ad ascoltare; divorava le parole una lettera alla volta, quasi cercasse di decifrare il codice genetico di quella confessione.

«Mentre in America CHAOS apriva le lettere degli studenti, qui in Italia facevamo di meglio. Applicavamo la "Dottrina della Provocazione". Non ci limitavamo a guardare i movimenti; li creavamo o li deviavamo.»

Il Bibliotecario disegnò col dito un cerchio invisibile sul vuoto.

«Uno.» Alzò il dito indice. «Prendi il caso di Guido Giannettini, l’agente Zeta. Un giornalista di estrema destra, ma anche un uomo del Servizio informazioni difesa (SID). Il suo compito? Infiltrare i gruppi neofascisti per spingerli verso l'atto terroristico. Perché? Perché una bomba che esplode in una banca o in una piazza terrorizza, spostando l'opinione pubblica verso la richiesta di "Ordine". È CHAOS applicato alla funzione politica: si colpisce il corpo sociale per indurlo a chiedere la propria stessa sottomissione.»

«Due.» Sollevò anche il medio. «Negli anni '70, avevamo spie ovunque. Nelle Brigate Rosse, nei movimenti dell'Autonomia. Non per arrestarli, Marco, ma per assicurarci che colpissero l'obiettivo giusto al momento giusto. Se un leader diventava troppo pericoloso per l'equilibrio USA-URSS, come Aldo Moro, il sistema si chiudeva attorno a lui. L'infiltrazione serve a far sì che la Storia vada nella direzione decisa a Washington o a Forte Braschi, non nelle piazze.»

Il Bibliotecario si voltò bruscamente, tornando al tavolo e sfiorando lo smartphone che Marco aveva lasciato sul tavolo.

«Oggi non abbiamo più bisogno di un Giannettini che si sporca le mani nelle sezioni di partito. Oggi abbiamo il Digital Chaos. Sai cos'è il Graph Analysis? È l'evoluzione dell'Indice HYDRA di Angleton, una disciplina che utilizza la teoria dei grafi per modellare, analizzare e visualizzare le complesse relazioni tra oggetti all'interno di una rete.

Ieri la CIA doveva fotografare 200.000 lettere per capire chi frequentavi. Oggi? I tuoi metadati dicono chi sei prima che tu lo sappia. Se partecipi a una chat di protesta, l'algoritmo ti assegna un "Punteggio di Rischio Eversivo". Oltre a mandare l'agente provocatore fisicamente, usiamo i Bot di Polarizzazione. Se il tuo movimento sta crescendo troppo, iniettiamo nelle vostre chat fake news studiate per farvi litigare tra fazioni. Vi dividiamo su base etica, religiosa, alimentare, identitaria. Vi distruggiamo dall'interno con la stessa lucida precisione con cui Angleton frammentava la sinistra americana nel '68.»

Il Bibliotecario parlava con una cadenza metodica, quasi ipnotica, ma per Marco quel flusso di rivelazioni stava diventando un fiume in piena che minacciava di travolgere gli argini della sua comprensione.

«L'Italia di oggi è un paradiso per noi,» concluse il Bibliotecario con una punta di insensibilità. «Credi davvero che esista un punto vulnerabile? Illuso. Le vostre chat sono i nostri verbali, i social il nostro inventario. Abbiamo occhi in ogni associazione, orecchie in ogni movimento e infiltrati in ogni collettivo informale. Persino le vostre squallide riunioni di condominio sono diventate materiale d'archivio. Non c'è intimità, non c'è segreto: siete solo confusione monitorata in attesa di essere silenziata. Siete trasparenti, prevedibili e, soprattutto, sotto controllo. L'Operazione CHAOS non è mai finita; è diventata il sistema operativo della società moderna.»

Si riprese il suo tablet e si diresse verso la porta. Poi si voltò si scatto.

«Davide, il tuo amico radicale su WhatsApp? Stanotte scriverà un post che vi farà sembrare tutti dei fanatici. E tu non potrai farci nulla, perché la gente crederà a lui. È il "mirroring", Marco. Lo specchio in cui vi riflettete è nostro.»

Marco sbarrò gli occhi. «Davide è uno dei più attivi in chat? Noi usiamo chat criptate. Le nostre assemblee sono blindate, sorvegliamo gli accessi.»

Il Bibliotecario rise, un suono secco.

Il controllo è il nostro mestiere, non il vostro. L'Operazione CHAOS monitorava le lettere fisiche; noi monitoriamo le vostre distorsioni sistematiche del pensiero. Davide, colui che due mesi fa ha iniziato a spingere per azioni più radicali nel vostro gruppo. Quello che ha portato i fumogeni alla manifestazione di via Padova. L’hai mai incontrato? Davide non esiste,» sussurrò il Bibliotecario. «È un Deepfake comportamentale. È gestito da una sottosezione che si occupa di "Rottura" . Il suo compito non è fermarvi, ma farvi sembrare violenti agli occhi dell'opinione pubblica. Se il dissenso non può essere soppresso, va sporcato. È l’evoluzione del metodo Nixon: trasformare il pacifista in un sospetto terrorista agli occhi della casalinga di Voghera.»

Marco avrebbe voluto parlare, spezzare quell’assedio verbale con un sussulto di dignità, ma le parole gli morivano in gola prima ancora di diventare fiato. Era prigioniero di una sensazione asfissiante: l'impressione che qualunque obiezione avesse formulato, qualunque azione avesse considerato, sarebbe stato solo un altro movimento previsto dallo spartito.

In quell'attico sospeso sul vuoto di Milano, Marco comprese che persino il suo desiderio di ribellarsi faceva parte del calcolo. Come per le oscure ragioni che lo avevano condotto fin lì, sentiva che il Bibliotecario non stava solo parlando a lui, ma stava parlando attraverso di lui.

«Noto ancora qualche tua perplessità». Disse con attenzione. «Capisco che queste informazioni ti abbiano sconvolto. Vuoi che ti illustri come, tecnicamente, un semplice smartphone possa essere trasformato in un "agente dormiente"?»

Marco era una corda tesa al limite della rottura: ogni muscolo era contratto, ogni senso proiettato verso l’uomo in cachemire. Non era più semplice curiosità; era una fame atavica, simile a una crisi d’astinenza che brucia le vene. Aveva bisogno di quelle verità, per quanto tossiche fossero, come un naufrago ha bisogno di acqua dolce. Fissò il Bibliotecario con uno sguardo febbrile, quasi implorante.

«La prego,» mormorò, e la sua voce era un filo di fumo nel silenzio della stanza. «Continui.»

Il Bibliotecario tornò a sedersi. Non accese la luce, lasciando che il riflesso bluastro dello smartphone di Marco, posato sul tavolo, illuminasse i loro volti come una lanterna spettrale.

«Poggi lo smartphone sul tavolo e pensi che sia inattivo, vero? Pensi che il crittografo di segnali o la tua VPN ti rendano un fantasma. Ma l’Operazione CHAOS del 1967 morirebbe d'invidia davanti a questo pezzo di silicio.»

Riattivò il tablet e aprì una mappa termica di Milano. Piccoli punti si muovevano lungo le arterie della città.

«Non leggiamo i tuoi messaggi, Marco. Sarebbe inefficiente. Leggiamo i metadati. Se tu chiami tre persone che a loro volta chiamano un contatto noto a Forte Braschi o a Langley, l’algoritmo crea un cluster.

In un attimo, sappiamo chi è il "mozzo" della ruota e chi sono i raggi. James Angleton avrebbe impiegato mesi a mappare una cellula di dissidenti a Roma; oggi, grazie al tuo segnale GPS e al Bluetooth sempre attivo per le tue cuffiette, sappiamo chi era seduto accanto a chi in assemblea. Se i telefoni restano vicini per più di venti minuti, il sistema registra un’affiliazione. Tutto senza nemmeno hackerarti.»

Il bibliotecario sembrava avere spasmi di piacere nel pronunziare di quelle tecnologie, Marco di converso, stava provando brividi freddi.

«Ma se diventi interessante, entriamo in profondità». Continuò. «Hai mai sentito parlare di Pegasus o dei suoi successori europei? Sono software "Zero-Click". Non devi cliccare su un link sospetto come un dilettante del 2010. Inviamo un pacchetto di dati invisibile tramite una chiamata WhatsApp che non squilla, nemmeno una notifica. Il tuo telefono diventa un microfono ambientale aperto.

Ascoltiamo le tue riunioni private.

Guardiamo attraverso la tua fotocamera in qualunque momento.

Spulciamo i tuoi archivi, profiliamo i tuoi acquisti, sappiamo quando sei più stressato e vulnerabile.

Ecco dove la manipolazione diventa arte. Una volta mappato il tuo profilo psicografico (le tue paure, i tuoi trigger emotivi), l’algoritmo di CHAOS 2.0 istruisce i social media che usi.

Inizi a vedere solo notizie che confermano i tuoi sospetti. Ti facciamo arrabbiare contro i tuoi stessi compagni. Creiamo dei Bot-Specchio: profili che sembrano attivisti come te, ma che postano contenuti leggermente più estremi, o leggermente più moderati, per creare una spaccatura.

Ti ricordi il sisma che ha scosso il tuo collettivo il mese scorso? È nato da un commento acido su un post Facebook. Quel commento è stato scritto da un software che analizza le vostre fragilità emotive. Vi abbiamo fatto litigare con un codice, non con un agente.»

«D'accordo, i social sono terra bruciata, un terreno minato,» balbettò Marco, cercando di ricomporre i frammenti della propria convinzione. «Ma la presenza... la presenza fisica è un'altra cosa. Potremmo ancora... organizzarci dal basso, ritrovarci faccia a faccia, tornare a manifestare tra la gente. Portare il messaggio direttamente per strada, dove il segnale non può filtrarci, dove il contatto è reale...»

La sua voce, inizialmente incerta, cercava disperatamente di ritrovare il calore della militanza, come se evocare la "strada" potesse in qualche modo esorcizzare lo spettro digitale che il Bibliotecario gli aveva appena mostrato.

«Scendere in piazza?» Il Bibliotecari lasciò che un sorriso asettico gli incrinasse il volto. «Ancora con questo romanticismo ottocentesco, Marco? Nulla di più prevedibile.

Nel momento in cui la folla si raduna, il sistema attiva il Geofencing dinamico. Tracciamo un perimetro invisibile, una gabbia di frequenze che avvolge l’area. Ogni smartphone che aggancia la cella telefonica o interroga un Wi-Fi aperto viene istantaneamente 'sniffato'. Incrociamo l’ID del dispositivo con i profili social, i dati di acquisto e le relazioni latenti. In pochi istanti, abbiamo la radiografi della piazza.

A quel punto, non serve nemmeno la carica della polizia. Utilizziamo la dissidenza controllata. Abbiamo i nostri "nodi di influenza", soggetti che voi ritenete leader carismatici o voci libere, ma che in realtà sono i nostri trascinatori. Attraverso di loro, iniettiamo micro-istruzioni nel flusso della protesta. Vi spingiamo verso azioni apparentemente spontanee, ma rigorosamente eterodirette. Vi conduciamo esattamente dove la narrazione della sicurezza ha bisogno che andiate: verso l'eccesso, verso l'errore, verso il vicolo cieco dove la repressione sarà giustificata a reti unificate.»

Il Bibliotecario spinse il telefono verso Marco. «È questo il potere che Richard Helms sognava nel '67. Non una polizia segreta che bussa alla porta, ma un dispositivo in tasca che ti convince a restare in silenzio, o a gridare contro la persona sbagliata.» Si alzò un’altra volta. «Il tuo smartphone è il miglior alleato che abbiamo mai addestrato. E la cosa più divertente? Lo hai pagato tu.»

Marco scattò in avanti, l’agitazione che gli increspava i lineamenti e rendeva il respiro irregolare. «È inconcepibile. Non posso... non voglio crederci. Mi faccia un esempio reale, tangibile, di come questo... se ho afferrato bene il termine, questo Geofencing, sia stato usato di recente per smantellare un movimento di protesta. Mi dimostri come abbiano ridotto una sollevazione popolare a un semplice errore di sistema.»

Il Bibliotecario attese che un tram passasse sotto l'attico, facendo vibrare leggermente i cristalli della stanza. Poi, con un gesto secco, aprì una cartella sul tablet marcata con un logo governativo generico e fece scorrere alcune immagini di recenti proteste in Francia e Germania.

«Guarda cosa è successo tra il 2024 e l'inizio di questo 2026. In Francia, durante le proteste contro la riforma della sicurezza o per la causa palestinese, il Ministero degli Interni ha perfezionato la tecnica. Hanno usato i droni con riconoscimento facciale, per lo spettacolo, mentre il Geofence Warrants operava occultatamene. Vuoi sapere come hanno operato? »

Spostò lo sguardo verso la vetrata, come a osservare la scena poi trasse un sospiro.

«La polizia stabilisce un confine virtuale attorno a una piazza (ad esempio, Place de la République). Chiedono ai fornitori di servizi (Google, Apple o i broker di dati pubblicitari) l'identità di ogni singolo dispositivo che è rimasto all'interno di quel perimetro per più di 15 minuti durante la manifestazione. Non importa se eri lì a lanciare un sasso o a comprare un gelato. Il tuo ID univoco è finito in una lista. In Francia, questo ha permesso di emettere migliaia di multe automatiche da 135 euro inviate direttamente a casa, basandosi solo sulla presenza GPS. È la criminalizzazione della presenza.»

«E qui in Italia?» Marco interruppe, la voce tesa.

«Qui siamo maestri nel combinare la tecnologia alla burocrazia repressiva. Con il nuovo "Pacchetto Sicurezza" del 2025, abbiamo introdotto reati che sembrano scritti apposta per essere alimentati dal Geofencing. Pensa al "blocco stradale" o alla "resistenza passiva".»

Il Bibliotecario indicò un grafico sul tablet.

«Se il sistema rileva tramite Geofencing che il tuo telefono è fermo su un binario o su un incrocio strategico per più di dieci minuti, l'algoritmo non ti segnala solo come "manifestante". Ti classifica come "autore di interruzione di pubblico servizio".

I servizi di intelligence incrociano questi dati con quelli dell'Agenzia delle Entrate e dell'INPS e delle Centrali Rischi. Si attiva un allert. Il tuo profilo diventa rosso. Non serve nemmeno denunciarti subito: basta che la tua banca ti neghi un prestito tra sei mesi, o l’impossibilità di accedere ai sostegni statali perché il tuo "punteggio di affidabilità sociale" è crollato. È CHAOS, ma senza i poliziotti che ti picchiano in cella. Ti picchiano nel portafoglio e nel futuro.»

«Ma non è illegale?» chiese Marco.

«La legge corre sempre più piano del codice informatico,» rispose l’uomo con un ghigno. «In Germania e nei Paesi Bassi, le corti stanno provando a limitare i Geofence Warrants, definendoli "perquisizioni di massa indiscriminate". Ma nel frattempo, i dati sono già stati estratti. Sono già nei server di Europol. Una volta che il tuo nome è in quel database, non ne esce più. Sei marchiato come "potenziale elemento di disturbo" a livello continentale. Se domani viaggi a Berlino per un concerto, la polizia locale saprà già che sei stato a protestare in Piazza Sant'Andrea della Valle a Roma nel gennaio 2025… Come lo so io.»

Il Bibliotecario spense il tablet. Il riflesso del mondo esterno tornò a dominare la stanza.

«Il Geofencing trasforma la piazza in una trappola per topi. Tu credi di manifestare il tuo dissenso, ma in realtà stai solo alimentando il database che verrà usato per neutralizzarti. Nel 1967 dovevano corrompere qualcuno. Oggi, il cavallo di Troia è il tuo telefono.»

Il Bibliotecario si sporse leggermente.

«Vedi, Marco, la repressione moderna non ha bisogno di prove giudiziarie per distruggere un individuo. Hai presente la lista di proscrizione pubblicata nel 2022, quella che includeva personalità pubbliche, intellettuali e politici critici sull'invio di armi all'Ucraina o con posizioni scettiche sulla narrazione ufficiale di Mosca?»

Marco annuì con un gesto secco, il ricordo di quel clima di caccia alle streghe era ancora vivido.

«Bene,» proseguì il Bibliotecario, abbassando la voce. «In quei dossier, come nelle migliori tradizioni dell'Operazione CHAOS, non c’era traccia di prove materiali. Nessun rapporto epistolare segreto, nessun bonifico tracciabile verso la Federazione Russa. Nulla che potesse stare in piedi in un’aula di tribunale. Ma il tribunale non era l'obiettivo.»

Fece una pausa, godendosi lo smarrimento di Marco.

«È bastato applicare la "dottrina della dissonanza". Abbiamo riscritto la narrazione partendo da frammenti di opinioni personali, cucendoli insieme per insinuare il tarlo del dubbio nell'opinione pubblica. Se non puoi provare che qualcuno è un traditore, devi fare in modo che l'opinione pubblica lo percepisca come tale. È il cosiddetto "assassinio del carattere". Una volta che l'etichetta di "filo-putiniano" viene incollata, la credibilità della persona evapora.

La loro voce diventa rumore bianco. Non serve incarcerarli se nessuno è più disposto a credergli. È il bavaglio della delegittimazione: una tecnica perfezionata nel 1967, ma che oggi, con la velocità dei social, raggiunge la letalità di un cecchino.»

Marco annuì con un gesto del capo.

«Qui entriamo nel capitolo più sottile del controllo post-CHAOS. Se negli anni '70 la CIA passava i dossier all'FBI per farti arrestare, oggi i nostri algoritmi passano i tuoi "metadati comportamentali" ai dipartimenti HR (Risorse Umane) delle multinazionali e alle commissioni d'esame dello Stato.

Senza che nessuno pronunci mai la parola "politica".

In Italia non lo chiamiamo controllo sociale come in Cina, sarebbe troppo spudorato per l'Europa. Lo chiamiamo "Digital Background Check". Le grandi aziende di consulenza, quelle che gestiscono migliaia di assunzioni, acquistano pacchetti di dati da broker che aggregano tutto: dai tuoi post cancellati dieci anni fa alla tua presenza rilevata tramite Geofencing in zone "calde".

Se il sistema rileva che hai partecipato a tre manifestazioni non autorizzate negli ultimi due anni, l'algoritmo di selezione (AI-based) non ti scarta perché sei un attivista. Ti scarta perché il tuo profilo mostra una "bassa propensione al rispetto delle gerarchie aziendali" o un "alto rischio di instabilità emotiva". Capisci il trucco? La repressione politica viene travestita da valutazione psicometrica.»

Oltre i vetri, la neve continuava a scendere: un precipitato silenzioso di cenere bianca che sembrava voler soffocare ogni rimasuglio di speranza della città.

«Pensi che i concorsi per entrare nelle Forze dell'Ordine, nella Magistratura o nei Ministeri siano solo prove scritte e orali? C'è una fase chiamata "accertamento dei requisiti morali e di condotta".»

Il Bibliotecario sorrise con freddezza. «Una volta i carabinieri andavano a chiedere ai vicini se eri un bravo ragazzo. Oggi consultano il CED (Centro Elaborazione Dati) del Ministero dell'Interno. Se il tuo ID è stato loggato in un Geofence durante un'occupazione universitaria o una protesta contro una grande opera (come la TAV o un rigassificatore), suona un campanello. Non vieni escluso subito, sarebbe impugnabile davanti al TAR. Semplicemente, il tuo punteggio nelle "attitudini psicologiche" cala misteriosamente. Verrai giudicato "non idoneo" per motivi caratteriali.»

Marco reagì istintivamente. «Quindi è questa la vostra vittoria? Se uno studente si batte per la pace o contro un’opera devastante, voi non rispondete nel merito della sua protesta, ma gli sporcate il futuro in silenzio, marchiandolo come "caratterialmente instabile"? È l'annientamento della persona mascherato da burocrazia. State dicendo a un'intera generazione che ogni sussulto di coscienza ha un prezzo che pagheremo tra dieci anni, quando cercheremo un lavoro o un mutuo. Non state solo controllando il dissenso, lo state sterilizzando alla radice, trasformando la passione civile in un handicap professionale. È una violenza più atroce di quella di una cella, perché non ti permette nemmeno di dichiararti prigioniero politico. Ti costringe solo a sembrare un fallito agli occhi della società.»

Il Bibliotecario non si scompose; rimase immobile, mentre la sua voce assumeva una durezza metallica, priva di qualunque traccia di empatia.

«Risparmiami l'indignazione, Marco. Non siamo qui per discutere di morale, ma di architettura del potere. Puoi scuotere la testa, puoi gridare all'ingiustizia, ma il tuo disprezzo non sposta di un millimetro la realtà: la rete è già stata gettata, ed è tanto estesa quanto indistruttibile. Le grandi aziende non sono entità separate, sono organi che vivono in simbiosi con il nostro sistema.

Se un domani provassi a travestirti, a indossare un abito elegante e bussare alla porta di una Big Tech o di una banca d’affari, troveresti un muro di silicio ad attenderti. I loro software di screening non leggono il tuo curriculum, ma la tua "impronta digitale virtuale"

Esistono società di intelligence privata, fondate da ex agenti dei servizi, che vendono prestazioni di "Risk Intelligence". Forniscono alle aziende liste di persone che potrebbero "causare danni reputazionali". Se il tuo nome è in quella lista perché sei stato il portavoce di un comitato di quartiere troppo rumoroso, il tuo CV finirà nel cestino.»

L'energia parve abbandonare il corpo di Marco tutta in una volta, lasciandolo come una spoglia priva di sostanza. Si sentiva svuotato, un guscio cavo in cui il riverbero delle parole del Bibliotecario rimbombava con una pesantezza plumbea.

«La lezione finale del 2026, Marco, è che la sorveglianza non serve a mandarti in prigione. Serve a chiuderti le porte. Se non puoi avere un buon lavoro, se non puoi fare carriera, se non puoi ottenere un mutuo perché il tuo profilo di rischio è alto, smetterai di protestare. Diventerai docile per sopravvivere. Richard Helms e James Angleton volevano distruggere i movimenti; noi abbiamo fatto di meglio: abbiamo reso il dissenso economicamente insostenibile.»

Il Bibliotecario si alzò, infilandosi il cappotto scuro. «Ora scusa, ho un altro incontro. Ah, un consiglio: cancella quell'app di messaggistica 'sicura'. È proprio lì che i nostri algoritmi cercano i leader. Più cerchi di nasconderti, più urli il tuo nome nei nostri server.»

« Aspetti. La prego. Come posso verificare se la mia identità digitale è già stata "etichettata" in uno di questi database di rischio? »

Il Bibliotecario si avvicinò alla porta, ma prima di afferrare la maniglia si voltò, fissando Marco.

«Vuoi toccare con mano le sbarre della tua gabbia? Allora smetti di guardare il cielo e inizia a guardare i codici. Ecco come puoi misurare l'estensione della tua ombra digitale, usando un linguaggio che persino un cittadino comune può comprendere, se solo ha il coraggio di leggere tra le righe.»

Fece una pausa

«Il modo più rapido per capire se sei stato schedato è interrogare chi lucra sulla tua identità: i Data Broker. Giganti come Acxiom o Oracle possiedono migliaia di informazioni su miliardi di persone. In Italia, molte società di marketing fanno lo stesso. Non serve essere un hacker. Devi usare la legge. Grazie al GDPR (il regolamento europeo sulla privacy), puoi inviare una "Soggetto Access Request" (SAR). È un tuo diritto (Articolo 15) chiedere a queste aziende: "Cosa sapete di me?" Chiedi i tuoi "Segmenti di Pubblico". Se trovi etichette (tag) come "Attivista Politico", "Consumatore ad alto rischio" o "Sentimento Anti-Establishment", allora hai la tua risposta. Quei tag sono la merce che i nostri algoritmi acquistano per decidere, in un istante, se sei un cittadino "affidabile" o un elemento da monitorare.

Controlla la tua rilevanza sui social media. Se i tuoi post su temi scottanti, diritti sociali, inchieste o proteste, ricevono improvvisamente zero interazioni, o se il tuo nome non appare più tra i suggerimenti di ricerca, sei caduto in un "secchio di limitazione (Lo Shadow Banning)".

Gli algoritmi di CHAOS 2.0 non ti cancellano; renderti un martire digitale attirerebbe troppa attenzione. Semplicemente, ti rendono invisibile. Sei come un oratore che urla in una stanza insonorizzata: tu credi di parlare al mondo, ma le pareti assorbono ogni tua parola. Sei stato classificato come "potenziale fonte di disordine informativo" e il sistema ha spento il tuo microfono.

In Italia esiste un archivio che è il centro del controllo: il CED (Centro Elaborazione Dati) del Ministero dell'Interno. Se chiedi il tuo casellario giudiziale, risulterà pulito. Ma non è lì che è annotato quello che cerchi. Devi invocare l'Articolo 10 della Legge 121/81 per accedere alle "informazioni di polizia". Li troverai ciò che non finisce nei tribunali: quella volta che sei stato identificato a una manifestazione dieci anni fa, o la tua presenza segnalata vicino a un sito TAV.

Se quelle note esistono, il tuo "fascicolo CHAOS" è vivo e vegeto. È una macchia invisibile che ti seguirà in ogni concorso pubblico, abbassando il tuo punteggio di "idoneità attitudinale" senza che tu possa mai protestare.

Infine, osserva il tuo portafoglio. È qui che il sistema diventa brutale.

Quasi tutte le banche e le piattaforme come PayPal o Stripe usano database globali di sorveglianza come World-Check. Se il sistema ti aggancia a gruppi radicali o rileva donazioni "non conformi", vieni classificato come PEP (Persona Esposta Politicamente) o profilo ad alto rischio.

Inizieranno i problemi: conti correnti chiusi senza motivo, carte di credito rifiutate, mutui negati. È il "De-risking": l'epurazione finanziaria automatizzata. Non serve la prigione se non puoi più pagare l'affitto o fare la spesa.»

Il Bibliotecario rimase un istante sulla soglia, la figura stagliata contro il vuoto asettico del corridoio. Non c’era calore nel suo sguardo, solo l’insensibile consapevolezza di chi ha appena consegnato le chiavi di una prigione a chi credeva di essere un uomo libero.

«Il viaggio termina qui, Marco. O forse comincia adesso, nel momento in cui smetti di guardare le ombre sulla parete e inizi a studiare il proiettore.»

Fece un cenno col capo, un congedo che sapeva di sentenza.

«Spero che questo squarcio nel velo sia stato di tuo gradimento. Ma ricorda: nel mondo che abbiamo costruito, la curiosità è l'unica bussola rimasta, ma è anche il segnale più luminoso sui nostri radar. Ti invito ad approfondire, a scavare tra le pieghe di questa storia, perché non c’è catena più pesante di quella che non si riesce a vedere.

Solo la conoscenza può renderti davvero libero o, quantomeno, consapevole della forma della tua cella. Non smettere di cercare, anche se la verità scotta. In fondo, è l'unica cosa che non siamo ancora riusciti a automatizzare del tutto.»

Marco restò immobile, sospeso nel vuoto di quella stanza che ora gli appariva come una camera di decompressione. Volse lo sguardo verso l'esterno: Milano giaceva immobile sotto di lui, una distesa di luci artificiali che affogavano in un bianco spettrale. Non ricordava che la città fosse mai stata così gelida; era un freddo che artigliava le ossa, il freddo siderale di chi ha appena scoperto che ogni suo respiro, ogni suo battito cardiaco, è già stato previsto, archiviato e neutralizzato da una macchina senza volto. Si sentì improvvisamente minuscolo, in procinto di essere corretto da un inverno che non prometteva alcuna primavera.

***



Sebbene si tratti di un'opera di immaginazione, i presupposti tecnici qui descritti riflettono dinamiche e tecnologie esistenti. Un monito su ciò che sappiamo e un'ipotesi su tutto quello che, per nostra fortuna o sventura, rimane ancora nascosto tra le pieghe del sistema.

Abbiamo esplorato i confini della nostra prigione digitale. La profilazione non è più fantascienza, è la trama stessa della nostra realtà. Eppure, continuiamo a usare armi del secolo scorso contro un algoritmi del prossimo:

- Scendere in strada ha ancora un valore simbolico o è diventato un rito obsoleto che facilita solo il lavoro di chi ci vuole schedare?

- Qual è la vostra idea di strategia per un dissenso che non sia già stato previsto?

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