05 aprile 2026

RISIKO SULLA PELLE DEI POPOLI

 


ESEQUIE DELLA CIVILTA’: RISIKO SULLA PELLE DEI POPOLI

 Aprile 2026. Nelle strade delle capitali europee si respira un’aria pesante, densa di una familiarità sinistra. Non è l’ombra di un nuovo patogeno a svuotare le piazze o a riportare in auge termini che speravamo sepolti sotto i detriti del decennio scorso, ma il riverbero delle esplosioni che illuminano le notti del Medio Oriente. Con il conflitto tra l’asse USA-Israele e l’Iran giunto a un punto di non ritorno, l’Europa si riscopre improvvisamente fragile, proiettata in un passato recente fatto di "smart working" forzato, limitazioni agli spostamenti e lo spettro di un’austerità che sa di déjà-vu. Il continente è di nuovo stretto in una morsa: schiacciato tra la necessità di una drastica decrescita e il rischio di una paralisi sistemica, orfano di una bussola sovrana e abbandonato dai propri alleati storici.

 Sebbene l'espressione "lockdown energetico" stia dominando i titoli dei giornali, è fondamentale operare una distinzione: non siamo di fronte a un decreto ufficiale, ma a una invenzione giornalistica che descrive con inquietante precisione uno scenario di emergenza imminente. È una definizione nata per dare un nome a un piano di tagli obbligatori ai consumi di gas ed elettricità, necessari per evitare il collasso delle reti nazionali.

Tuttavia, l'evocazione del termine non è casuale. Essa sfrutta la memoria muscolare della pandemia per preparare l'opinione pubblica a un nuovo tipo di "dirigismo tecnocratico", dove lo Stato non interviene più per il distanziamento sociale, ma per la salvaguardia di riserve che languono. Come ha osservato Giacomo Astaldi:

"Non si tratterebbe dunque di chiudere le persone in casa, ma di limitare alcune attività."

Si delinea così una "clausura energetica", un’austerità moderna che somiglia terribilmente a un nuovo lockdown mascherato da virtù ecologista.

L’epicentro di questo delirio risiede nello Stretto di Hormuz, l'arteria vitale attraverso cui scorre l’oro nero del mondo, bloccata da quaranta giorni a causa della "guerra energetica" scatenata da Washington e Teheran.

Per l'Europa, il bilancio è quello di una vera e propria catastrofe economica:

  • Gas: un’impennata dei prezzi del 70% nei mercati UE.

  • Petrolio: quotazioni internazionali schizzate del 50%.

  • Carburanti: il diesel ha sfondato stabilmente il tetto dei 2 euro al litro, un dato drammatico se si considera che il governo ha già applicato un taglio delle accise di 0,25 euro. Senza tale intervento, il prezzo sarebbe fuori controllo.

  • Costo totale: una stangata che supera i 14 miliardi di euro, destinata a svuotare i conti di famiglie e imprese.

 Il "Decalogo della Decrescita": La ricetta di Bruxelles

Invece di rispondere con una strategia di sovranità energetica, la Commissione Europea ha scelto di rispolverare il manuale della pandemia. Il commissario Dan Jørgensen ha presentato quello che molti definiscono il "Decalogo della Decrescita", una serie di misure che punterebbero a razionare le scorte attraverso il sacrificio individuale:

  • Ritorno massiccio allo smart working per "svuotare gli uffici" (e spegnere i riscaldamenti).

  • Riduzione dei limiti di velocità di 10 km/h in autostrada per risparmiare diesel.

  • Tagli drastici ai voli aerei non essenziali.

  • Incentivazione forzata del trasporto pubblico, con il paradosso di spingere i cittadini ad ammassarsi su bus e metro proprio mentre si chiede loro di fermare la vita privata.

L’approccio è lo stesso del 2020: colpevolizzare il singolo. Se le dinamiche globali sfuggono al controllo di Bruxelles, la soluzione è chiudere le nazioni e fermare i motori, chiedendo ai cittadini di tornare a vivere "in bianco e nero".

 1973-2026: Il "Guinzaglio Digitale" di un sistema fragile

Il paragone corre inevitabilmente alla crisi petrolifera del 1973, l'anno della guerra del Kippur e delle "domeniche a piedi". Ma se cinquant'anni fa la società era meccanica e parzialmente resistente, oggi ci troviamo di fronte a una fragilità tecnologica senza precedenti.

La crisi energetica del 2026 agisce come un "guinzaglio digitale". La nostra economia non è più fatta solo di pistoni e caldaie, ma di server, cloud e flussi di dati. Se manca l'energia, non si fermano solo le auto; si spegne l'infrastruttura stessa della nostra esistenza post-moderna. 

Basta banchettare sulla nostra pelle!

S'osserva, con un tedio che confina con la nausea, il perpetuarsi di quel barbaro rituale che i padroni del vapore amano definire «geopolitica», ma che altro non è se non una vorace bulimia egemonica. È un paradosso squisito, ancorché atroce: mentre le élite sorseggiano il nettare del potere in salotti ovattati, il fiele delle loro ambizioni coloniali viene versato, con metodica ferocia, esclusivamente nelle gole arse dei derelitti, di coloro che la storia ha condannato al ruolo di perpetui sacrificabili.

Risulta ormai intollerabile l’idea che il nostro quotidiano affannarsi, il sudore versato sull'incudine della sussistenza, serva a oliare gli ingranaggi di una macchina bellica predatoria. Nutrire col proprio vigore vitale un’aggressione che profuma di polvere da sparo e sogni imperituri di dominio è un’infamia che nessuna retorica patriottica può mondare.

L’Ultima Trincea: Il Rifiuto

Ci appellate nuovamente al sacrificio? Auspicate che il volgo si rinchiuda in una nuova, illecita cattività per emendare i vostri peccati di tracotanza? Sia fatto. Ma che questo isolamento non sia una sottomissione, bensì un olocausto dell’inerzia.

  • Sospensione d’ogni Moto: Per un sette giorni, il mondo si fermi.

  • Lo Sciopero dell'Esistenza: Ci si astenga da qualunque attività umana, fosse anche la più triviale, affinché l'ingranaggio si inceppi nel vuoto che lasceremo.

  • La Clausura del Dissenso: Ci serreremo volontariamente nei nostri domicili, non per timore della legge, ma per il disgusto di calpestare un suolo sporco del sangue di genocidi e schiavitù che non intendiamo più cofinanziare.

"In un'epoca di universale menzogna, il non agire non è solo una forma di resistenza: è l'unico modo per non essere complici della macelleria sociale che spacciate per progresso."

Sia questo disobbedire la nostra risposta alla vostra cacofonia di morte. Se la vita deve servire a finanziare l'eccidio, allora preferiamo smettere di partecipare alla vostra storia.

Fabricius Limes







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