Anatomia di un Declino
“Volevo regalarmi un nuovo strumento high tech per musicare il mio ultimo componimento, ma ho dovuto lasciar perdere. A causa degli aumenti dovuti alle guerre in corso, riempire il serbatoio del SUV, scaldare il music loft e frequentare il Derby Club, è diventato troppo costoso per permettermi altre spese. Ho chiesto all’azienda di fare qualche straordinario per tamponare l’emergenza.”
Siamo il ritratto perfetto dello squallore contemporaneo: la nostra coscienza si risveglia solo quando il portafoglio piange. La "crisi" non è la carneficina che finanziamo altrove, ma gli euro in più sul carburante che ci impedisce l'ultimo capriccio tecnologico.
Mentre interi popoli vengono macellati per garantire che il nostro castello di carte non crolli, noi, i "civilizzati", a parte qualche lodevole ma ininfluente protesta, come massa critica non muoviamo un dito per fermare il massacro. Al contrario, ci prostriamo: chiediamo più catene, imploriamo più ore di straordinario, svendiamo i rimasugli della nostra dignità pur di non rinunciare al superfluo. E mentre nei salotti buoni, tra un calice di vino bio e una citazione colta, ci riempiamo la bocca di "generosità", "disarmo" e "fratellanza", la realtà è un’oscenità che non vogliamo guardare: siamo tutti pacifisti col culo degli altri.
Quanti sono disposti a rinunciare al proprio piccolo privilegio per un briciolo di umanità reale? Nessuno. Preferiamo il caro vecchio ‘mors tua, vita mea’, purché l’orchestra continui a suonare. Come sul Titanic. Siamo schiavi che lucidano le proprie catene, terrorizzati dall'idea di essere finalmente liberi.
Quanta squallida falsità nel sorriso soddisfatto di chi ostenta, ad esempio, di aver comprato con sacrificio una nuova auto elettrica per salvare il pianeta, senza considerare il doppio impatto ambientale di quella scelta. Ma qualcosa meno, anche no? Ah già, il PIL deve crescere.
Chiamiamoli con il loro nome: i nostri concetti di 'pace', 'armonia' e 'benessere' sono il lubrificante dei bombardamenti. È una democrazia imposta a colpi di ipocrisia sulla pelle di chi non ha voce, solo per mantenere intatto il nostro scricchiolante proscenio. In questo sistema marcio, ogni volta che accendiamo il riscaldamento o compriamo l'ultimo gadget tecnologico, c'è un cecchino o un drone che protegge quella rotta commerciale, un bambino che scava in una miniera di cobalto o un intero popolo che viene eradicato in una guerra coloniale di sfruttamento. Il nostro è un parassitario"standard di vita" che si nutre della carne dei più deboli.
Volete davvero un cambiamento?
Volete davvero dimostrare di avere un briciolo di umanità residua? Smettete di belare e agite.
Sette giorni di buio. Sette giorni di fermo totale. Niente acquisti, niente lavoro, consumo essenziale. Blocchiamo l’ingranaggio che macina vite umane a vantaggio di una manciata di vampiri virulenti. Poiché il sistema si nutre esclusivamente della vostra energia e della vostra produttività coatta, l'unico modo per abbatterlo è negargli il nutrimento.
Dimenticate il rito inutile del voto. Quella croce su un pezzo di carta non è un esercizio di democrazia, ma l'accettazione formale della propria schiavitù. In Italia, i governi sono stati ridotti a un teatro di ombre dove destra e sinistra si scambiano i costumi per recitare lo stesso copione: l’obbedienza cieca ai mercati, ai diktat sovranazionali e ai signori della guerra.
Zerosette: Il Sabotaggio come Diritto
Vediamo chi ha davvero il coraggio di scegliere l'amore e la cooperazione quando il prezzo da pagare è mettere in gioco il proprio piccolo, meschino comfort.

Nessun commento:
Posta un commento