10 settembre 2026

Povera Italia

 

POVERA ITALIA

Ieri sera, cena tra amici. Si parla del più e del meno, come sempre. Poi, inevitabilmente, si scivola nell’attualità e arriva quella riflessione, quella che tutti fanno ma di cui nessuno vuole davvero ascoltare le diverse opinioni.

La sintetizzo senza giri di parole:

L'Italia è la terza economia della zona euro;

Cambiamo governi come cambiamo le mutande;

Tante belle promesse non mantenute;

Il gioco dello scaricabarile;

Le retribuzioni sono ferme al 1990.;

Il potere di acquisto scende;

Aumenta la fila alla Caritas per un piatto di cibo;

Trent'anni di immobilismo; di sbattimento e non cambia nulla anzi, va sempre peggio.”

Sul momento ho taciuto. A dire il vero, non sapevo più che cavolo aggiungere. Stesse questioni, stessi silenzi, stesse alzate di spalle. Un copione già visto cento volte. Poi, stanotte, nel letto a fissare il soffitto, mi sono detto: proviamo a metterlo nero su bianco. Non per convincere qualcuno. Per mettere ordine nel mio casino mentale. Per provare a dare un volto alle cose che tutti vediamo ma che nessuno chiama con il loro nome. Ecco perché sono sveglio alle due del mattino a scrivere questo post, che non è una verità, ma una possibilità.

***

L’Italia è già in guerra. E la sta perdendo.

L'Avvocatura Generale dello Stato lo ha detto senza mezzi termini: "è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l'Italia". Lo ha scritto in un documento ufficiale per impedire a una giornalista di vedere cosa caricano e scaricano nel porto di Ravenna. Non un titolo acchiappa like. Non una esagerazione. Una dichiarazione formale dello Stato.

Questa è la fotografia del nostro presente: un paese che si dichiara in guerra, ma che rifiuta di dirlo ai propri cittadini.

La guerra ibrida è un conflitto senza carri armati. Si combatte con attacchi informatici, disinformazione, pressioni economiche, interferenze politiche. L'obiettivo non è conquistare il territorio. È distruggere la coesione sociale, rendere le istituzioni irrilevanti, inibire il dissenso.

In Italia, questa battaglia è già in corso da parecchio tempo. Per quale motivo?

Il controllo.

Nel corso degli ultimi decenni, l'Italia ha assistito a un progressivo e inesorabile stillicidio della propria autonomia, trasformandosi da protagonista con una propria rilevanza nel Mediterraneo a semplice esecutore di agende altrui. Questa perdita di sovranità non è frutto del caso, ma il risultato di un logoramento sistematico: proprio in ragione della sua posizione geografica, il controllo della penisola ha fatto e continua a fare gola a molti dei poteri in gioco sulla scacchiera globale.

Collocata al centro del Mediterraneo, crocevia nevralgico per i flussi energetici, commerciali e migratori tra Europa, Africa e Asia, l’Italia unisce a questa straordinaria rilevanza geo-strategica una profonda vulnerabilità: la quasi totale assenza di risorse energetiche autonome, come quella di materie prime, la rendono drammaticamente vincolata ai mercati esteri.

Mercati e Stati che se la contendono.

Per neutralizzare ogni velleità di patriottismo, nel corso dei decenni il BelPaese è stato progressivamente corrotto, infiltrato e penetrato da reti di influenza occulte, legami transnazionali e potentati economici orientati a smantellare la capacità di autodeterminazione dello Stato.

Privata degli anticorpi democratici necessari e imbrigliata in vincoli esterni soffocanti, la classe dirigente italiana ha barattato la sovranità nazionale in cambio di una comoda subalternità, accettando che le linee guida del Paese venissero dettate altrove.

Il risultato di questo assedio interno ed esterno è una condizione di totale sudditanza.

***

Chi sono i principali responsabili?

 Cinque attori, Cinque interessi.

1) La Russia ci usa come banco di prova. Perché l'Italia è il ventre molle dell'Europa: il paese che può fare da apripista per il collasso dell'intero sistema occidentale. I suoi obiettivi sono chiari:

Indebolire la NATO. Ospitiamo il comando del Mediterraneo. Se l'Italia diventa un alleato inaffidabile, diviso, litigioso, tutto il fianco sud dell'Alleanza vacilla; Impedire che Roma continui ad inviare armi e denari all’Ucraina e a sostenere le mire espansioniste d’oltreoceano.

Siamo il paese con la maggiore simpatia storica per la Russia, a destra come a sinistra. Se la Russia riesce a trasformarci nel partner che chiede "dialogo" mentre gli altri impongono sanzioni, l'intero castello delle misure contro Mosca crolla. Siamo il cavallo di Troia russo in Europa;

La guerra ibrida non ci vuole filorussi. Ci vuole cinici, sfiduciati, convinti che tutti mentano. Se i cittadini smettono di credere nelle istituzioni, la democrazia diventa terreno fertile per qualsiasi intrusione.

Se la Russia riesce a destabilizzare l'Italia, paese fondatore di UE e NATO, dimostra che può farlo ovunque. Mosca non vuole conquistarci. Vuole neutralizzarci. Trasformarci in un paese così impegnato a litigare su tutto da non avere più tempo, risorse e volontà per contare qualcosa. Un'Italia divisa e debole è un'Italia che non disturba. E per Mosca, questa è già una vittoria.

2) Gli Stati Uniti ci considerano un avamposto militare con un governo al loro servizio. È una relazione che affonda le radici nel 1943, con il trattato di Cassibile e che non ha mai cambiato sostanza: noi forniamo basi, loro comandano.

Oggi parliamo di circa 120 installazioni sul nostro territorio, tra Nato e americane, con 13.000 soldati USA. Dal comando di Napoli si dirigono le operazioni in tutto il Mediterraneo. Da questa collaborazione, in cambio riceviamo offese e ricatti. Come quando Trump ci ha liquidati dicendo che l'Italia "non è stata di alcun aiuto", mentre il nostro governo incassa e abbassa la testa. O bere o affogare, paghiamo l’energia a caro prezzo, grazie al gas liquefatto che ci viene venduto come se fosse un favore, non un affare.

La risposta italiana è sempre "sì, signore". Non per codardia. Perché senza quella protezione siamo impotenti, e lo sappiamo bene. La sovranità, in questo rapporto, è un diritto che non possiamo permetterci. E così accettiamo il ruolo, le basi, le umiliazioni e i conti salati. In cambio della sopravvivenza.

3) La Cina ci ha comprati con la Via della Seta. L'Italia, unico paese del G7 ad averci messo la firma, si è illusa di essere l'interlocutore privilegiato di Pechino in Europa. Abbiamo aperto i porti, ceduto partecipazioni importanti, firmato accordi commerciali senza chiederci cosa ci guadagnassimo davvero. Poi la Cina, quando ha capito che l'Italia non era il cavallo di Troia che sperava (troppo legata agli USA, troppo dipendente dall'Europa), si è ritirata.

L'Italia, però, è ancora un avamposto cinese in Europa. Non perché Pechino ci comandi, ma perché il nostro sistema economico è così fragile da essere ricattabile. Ogni volta che l'Europa tenta una linea dura con la Cina, l'Italia è il primo paese a fare da sponda, a cercare un compromesso, a ricordare a tutti che "con Pechino si deve parlare". Lo facciamo per interesse, certo. Ma è esattamente quello che la Cina vuole. D’altronde, siamo in braghe di tela, come faremo senza di essa?

4) L'Unione Europea, o meglio il suo asse franco-tedesco, non ha alcun interesse a vedere l'Italia crescere. Siamo la terza economia dell'eurozona: se tornassimo ad essere davvero competitivi, se ripudiassimo il debito, se chiudessimo il gap con il Nord, l'equilibrio di potere a Bruxelles salterebbe. Quindi ci tengono dove siamo. Appena sotto il livello di guardia. Abbastanza forti da non farci affondare (perché un default italiano farebbe crollare l'euro), abbastanza deboli da non poter dettare condizioni. È la sindrome del "troppo grande per fallire, troppo piccolo per contare".

Il PNRR è la prova più evidente. Puro debito che dovremo restituire con gli interessi. I soldi europei sono prestiti, non doni. L'illusione è che arriveranno 200 miliardi per rilanciarci. La realtà è che quei 200 miliardi li abbiamo già spesi sulla carta, non in sviluppo e innovazione, non per la sanità o l’istruzione, ma per progetti spesso improvvisati, senza una strategia che duri oltre il 2026. Il risultato? Usciremo dal PNRR più indebitati, con opere pubbliche che rischiano di crollare prima di essere completate, e una generazione che erediterà un conto salatissimo.

Bruxelles non ci vuole male, ci vuole in perenne crisi d’astinenza. E la dipendenza si costruisce con il debito, le regole, i parametri, le raccomandazioni che arrivano puntuali ogni anno.

5) Israele. All'interno della scacchiera che comprime e controlla la sovranità italiana,  agisce come il quinto attore attivo, affiancandosi a Stati Uniti, Russia, Cina e alle istituzioni sovranazionali europee. La sua influenza la esercita attraverso una penetrazione sistemica e multidimensionale.

Il monopolio tecnologico e della difesa: Il controllo di segmenti chiave del complesso militare-industriale italiano, della cybersecurity e della sorveglianza satellitare rende l'Italia strutturalmente dipendente dalle forniture e dalle joint-venture di Tel Aviv.
L'infiltrazione degli apparati e dell'intelligence: Una fitta rete di cooperazione opaca tra i servizi di sicurezza crea canali di pressione permanente in grado di orientare la narrazione e le scelte di politica estera direttamente dentro le istituzioni romane.
La leva dogmatica e religiosa: Sfruttando la narrazione dei "valori condivisi" e la saldatura con le correnti atlantiste, la proiezione identitaria e religiosa trasforma ogni allineamento geopolitico in un dogma morale intoccabile. Qualsiasi critica alla linea di Tel Aviv viene così neutralizzata alla radice da un sistema di inibizione politica e reputazionale.

Inserito nei gangli vitali della tecnologia, della difesa e dell'intelligence, Israele funge da tassello fondamentale per blindare l'Italia all'interno di quella gabbia di lealtà atlantica che impedisce al Paese di sviluppare una qualsiasi autonomia nel Mediterraneo.

***

Perché non si vede un'inversione?

Perché l'instabilità è funzionale a tutti i protagonisti in scena.

La Russia vuole un'Italia divisa e filo-russa.

Gli USA vogliono un'Italia fedele e dipendente.

La Cina vuole un'Italia aperta ai suoi investimenti.

L'UE vuole un'Italia che rispetti i parametri senza fare domande.

Israele vuole un'Italia allineata e acritica, saldamente ancorata agli interessi strategici e di sicurezza nel Mediterraneo orientale attraverso l'interdipendenza tecnologica, militare e dogmatica.

E il governo italiano? Vuole solo restare al potere. Per farlo, deve tenere tutti contenti. Non può scegliere. Non può dire no. Non può crescere.

L’Italia è una nazione che si è consegnata mani e piedi ai suoi stessi carnefici. Non siamo solo vittime designate di un complotto esterno, ma tragici e consapevoli complici del nostro stesso smantellamento. 

La nostra classe dirigente, e con essa l’intera collettività, ha barattato la dignità della sovranità nazionale in cambio di una quieta, vigliacca sopravvivenza al potere. Abbiamo accettato di fare da zerbino geo-strategico in cambio della comoda irresponsabilità di non decidere nulla.

E non ci sono segnali che questo cambierà.

Perché chi potrebbe cambiarlo ha troppo da perdere.

E chi ha da guadagnarci è troppo debole per provarci.

Ma non per questo dobbiamo arrenderci.

Ognuno può fare la sua parte, come può, nel suo piccolo, per impedire che il gioco continui. Informarsi, resistere alla disinformazione, non farsi trascinare nella polarizzazione, difendere il contraddittorio, sostenere il giornalismo indipendente, partecipare alla vita della propria comunità, non delegare tutto alla politica partitica e alle istituzioni.

Sono gesti piccoli, apparentemente insignificanti. Ma sono l'unica barriera che abbiamo contro il degrado.

Perché il cambiamento non arriverà dall'alto.

Arriverà dal basso, se arriverà.

E anche se non arriverà, resistere è l'unico modo per non perdere la dignità.

***

Ora posso andare ad abbracciare Hipnos.

Buonanotte.

Fabricius Limes

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