C’è un limite fisico alla pazienza. Arriva un momento in cui l'analisi sociologica diventa un’autopsia inutile su un corpo che ha scelto di suicidarsi. Mi guardo intorno e la frase mi sale alle labbra come un riflesso incondizionato:
“NON HO PIU’ VOGLIA DI CAPIRE QUANDO NON C’E’ NIENTE DA CAPIRE”
Non c’è mistero. Non c’è complotto. C’è solo la cronaca di un disastro annunciato da tre uomini che, in epoche e luoghi diversi, avevano già scritto il necrologio della civiltà. Non cercavano la gloria; cercavano di impedirci di diventare ciò che siamo oggi. E noi, con la solita tracotanza dei mediocri, li abbiamo trasformati in "classici da studiare" mentre costruivamo, mattone dopo mattone, le loro prigioni.
1. George Orwell (1948): Lo stivale sul volto
Scritto tra i rantoli della tubercolosi, 1984 non è un romanzo, è una testimonianza.
Uno Stato onnipresente che riscrive il passato per controllare il futuro. Il linguaggio viene amputato (Neolingua) perché se non hai le parole per la libertà, non puoi neanche pensarla. Il potere non vuole il tuo consenso, vuole il tuo annullamento. La verità è un concetto variabile; il dolore è l’unico Dio.
2. Aldous Huxley (1932): La dittatura del piacere
Huxley, con la rapidità di chi ha già visto la fine del film, ci regalava "Il mondo nuovo".
Chi ha bisogno di catene quando hai la dopamina? Una società castale prodotta in provetta, dove il dolore è bandito dal "Soma" e la libertà è sacrificata sull'altare del comfort e dell'orgia perpetua. Non è la paura a controllarti, ma l'infantilismo indotto e l'assenza di qualsiasi desiderio che non sia un bene di consumo.
3. Ray Bradbury (1953): Il rogo dell'intelletto
Fahrenheit 451, scritto in una biblioteca, al ritmo dei centesimi pagati per una macchina da scrivere a noleggio.
I pompieri non spengono incendi, li appiccano ai libri. La cultura è pericolosa perché crea disuguaglianza intellettuale e malinconia. Meglio pareti-TV giganti che urlano il nulla, cuffie che iniettano rumore bianco e una massa che odia chiunque si fermi a riflettere. Il fuoco non brucia la carta; brucia la capacità di scegliere.
***
È successo gradualmente, a prima vista con ottime ragioni, un aggiornamento software alla volta. Abbiamo scelto la sorveglianza di Orwell per la "sicurezza", l'edonismo di Huxley per il "benessere" e l'analfabetismo funzionale di Bradbury per "l'inclusività". Abbiamo creato un ibrido mostruoso dove il Grande Fratello ti guarda, ma tu sei troppo impegnato a scorrere feed infiniti e a prendere il tuo Soma quotidiano per accorgertene. Abbiamo costruito esattamente ciò da cui dovevamo scappare.
"Inutile cercare il 'senso' dove c'è solo il 'consenso'."
E allora, cari dissenzienti e voi, collaborazionisti inconsapevoli che sorridete mentre la gabbia si chiude: risparmiatemi lo spiegone. Voi cari leoni da tastiera evitatemi i due minuti d’odio. Non cercate di giustificare teorie incomprensibili, non trastullatemi con le vostre 50 sfumature di grigio quando avete scelto il buio totale.
Non ho più voglia di capire quando non c’è niente da capire.
Se volete sapere come va a finire, rileggetevi quei tre.
Il resto sono solo ciance.
Fabricius Limes


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