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19 dicembre 2025

La fame come politica economica

 


La fame come politica economica

(Chi distrugge il welfare prepara il collasso)

Cari lettori,

in un mio precedente post ho lanciato l’allarme parlando di come l’automazione e l’IA ci stiano preparando un futuro con più robot e meno lavoratori. Una carneficina sociale annunciata. E ho buttato lì il reddito universale, non come una manna dal cielo, ma come un cerotto d’emergenza, una soluzione tampone per non farci finire tutti al macello mentre aspettiamo, tra una crisi e l’altra, che questo società impazzita cambi rotta.

Beh, le reazioni sono arrivate. Qualcuno ha applaudito, i più si sono incazzati. La risposta più frequente, la più greve e sincera, è stata questa: Puah! Perché dovrei spaccarmi il culo per mantenere dei fannulloni?”.

Non una domanda, uno sputo. Un gesto di pura rabbia sociale.

Oggi non voglio fare il professorino. Voglio buttarvi in faccia la verità. Vi voglio mostrare come quell’incazzaturaperfettamente legittima, venga dirottata. Come venga usata per farci scannare tra noi, poveracci contro poveracci, mentre quelli veramente in alto se la ridono.

Lo faccio prendendo di petto l’argomento con un dialogo. Una discussione tra due amici. Uno è Marco, che prova un odio viscerale, e lo esprime con la volgare onesta di chi è stanco di farsi fottere. L’altro è Andrea, che cerca di spiegargli perché togliere i sussidi non è la soluzione, ma il modo perfetto per umiliarci ancor di più.

Preparatevi. Non sarà una lettura comoda. Ma se avete la pancia piena di bile per come vanno le cose, forse è esattamente quello che vi serve.

***

Domenica mattina, bar sport.
L’aria è un
intruglio denso di caffè tostato e brioches vaniglia, cioccolato e frutti di bosco.

In sottofondo, una colonna sonora di minchiate: voci rauche che scommettono su partite impossibili, mirabolanti imprese e racconti esagerati sulle scopate del sabato sera, pompate a birra e fantasie.

Marco: “Ascoltami, Andrea, e ascoltami bene. E’ da quando ho diciotto anni che mi spacco la schiena. Ogni mese, sullo stipendio che già fa pena, lo Stato mi salassa con le tasse. Dicono per la sanità, per le strade. Balle. Una bella fetta va a quei parassiti disoccupati con il divano incollato alle chiappe e la playstation in mano. Mi sento preso per il culo due volte: prima da chi non ha voglia di fare un cazzo, poi dal governo che mi deruba per mantenerli. Il reddito universale è una stronzata che puzza di mancette elettorali. La dignità te la guadagni lavorando, punto. Bisogna tagliare il cordone ombelicale. Tagliare tutto. Lasciarli a secco. Se hanno fame, vedrai come trovano la voglia di muoversi. Che si adattino oppure crepino.”

Andrea: “Certo, capisco il tuo punto di vista. Quella sensazione, Marco, è esattamente l'innesco che i sociologi chiamano Spostamento dell'Aggressività. Tu senti un'ingiustizia profonda – e hai ragione, perché sei costretto a lottare ogni giorno, a fare sacrifici perché i salari reali sono bloccati al 1990 e il costo della vita è alle stelle – ma stai sparando sulla croce rossa invece di puntare sulla vera causa. Sei frustrato dalla compressione economica imposta da un’economia predatoria, ma siccome non puoi attaccare i grandi capitali o i meccanismi finanziari globali, sposti la tua rabbia su un bersaglio più sicuro e visibile: il capro espiatorio del sussidiato. Non è una soluzione, è solo una valvola di sfogo.”

Marco: “Non è rabbia, è logica! Credo nel merito. Loro sono poveri perché non si impegnano abbastanza. Se tu fossi un vero amico, mi daresti ragione su questo: non è giusto che l'onesto lavoratore finanzi la pigrizia. Non puoi difendere i fannulloni!”

Andrea: “Ancora stai ignorando le cause e puntando il dito sul sintomo. Quella che tu chiami la loro "pigrizia" è la "Fallacia del Mondo Giusto" al lavoro, Marco. Sono fenomeni psicologici. Tu hai bisogno di credere che la loro miseria sia per incapacità e quindi la meritano. Se ammettessi che si può essere poveri per cause strutturali (delocalizzazione, crisi, speculazioni, automazione, salari non adeguati, perdita del lavoro in età avanzata, problemi di salute ecc...), dovresti ammettere che anche tu potresti finire in quella condizione, e questo è terrificante. Quindi, per stare tranquillo, sposti l’attenzione sui "fannulloni". E c'è di più: è la "Avversione all'Ultimo Posto" che ti fa attaccare. La tua vera paura è scendere al loro livello. Per questo, la tua rabbia è più feroce contro chi è appena sotto di te nella scala sociale, anziché contro l'1% che sta in cima.”

Marco: “Ma io non sono terrorizzato! Sono incazzato perché devo pagare per loro! La mia Propensione Marginale al Consumo è massacrata dalle tasse che vanno destinate a loro!”

Andrea: (Sorride) “Sei un economista adesso? Comunque comprendo la tua ragione, ma anche qui l'hai ribaltata. Ok! Time out. Seguimi in questo esempio; immaginiamo il contesto, chiamiamolo la resa dei conti: da domani, si staccano tutte le spine. Reddito di cittadinanza, NASPI, bonus, contributi affitti. Via tutto. Prendiamo per buona La tua strategia "La fame è il miglior incentivo al lavoro". Sembra una roba tosta, vero?

Vediamo cosa succederebbe davvero, passo dopo passo:
Nei primi sei mesi, non ci sarebbe nemmeno il tempo di chiedersi -che cazzo sta succedendo?- Sarebbe un'ecatombe: le famiglie che campano giorno per giorno, o che quei sussidi li usano per non finire sotto i ponti, brucerebbero ogni singolo euro accantonato in una settimana. Fine. Senza soldi per l'affitto, partirebbe un'ondata biblica di sfratti. Gente per strada, case popolari prese d'assalto, famiglie ammassate come sardine in case di parenti e amici. Tendopoli ovunque. Immagina le periferie trasformarsi in accampamenti di fortuna. 

Altro risultato di questa geniale soluzione? 

Risparmiare due spicci oggi per perderne dieci volte domani e far crollare tutto... A differenza dei ricchi, che se gli dai 500 euro li mettono a reddito in investimenti finanziari virtuali, quel denaro destinato ai ai poveri, loro lo spendono tutto e subito. Finiscono nell’economia reale, per mangiare, per pagare la luce, per comprare un paio di scarpe ai figli. Togli quella manciata di spiccioli, e cosa succedeAmmazzi la domanda aggregata con effetto boomerang. Il supermercato sotto casa, la lavanderia, il bar all'angolo vedono i clienti sparire da un giorno all'altro. Iniziano a tremare... Quel flusso di caffè, pane e beni di prima necessità è il sangue che tiene in vita i negozi di quartiere… E cosa fanno quando vendono meno? Riducono i costi. Licenziano. E così crei una spirale recessiva: più disoccupati meno soldi spesi, più licenziamenti.

Marco: “Non è vero! la gente deve essere incentivata in qualche modo! Togli il sussidio e si aprono posti di lavoro perché i disperati si accontenteranno di meno! Lo Stato risparmia miliardi, con quei soldi finanzia le imprese, magari riducendo le tasse, e il mercato si sblocca!”

Andrea: “ Come no! In un mondo ideale, quello da campagna elettorale. Aspetta che il bello, anzi il tragico, deve ancora arrivare. Perché il tuo concetto di "risparmio" è limitato dal momento che ignora i costi nascosti, quelli veri.

Rimuovere i sussidi distrugge il salario di riserva. Sai cos'è? È il minimo sindacale per cui uno si alza dal letto per andare a lavorare. Tu quanto accetteresti come retribuzione minima per un impiego full time? Con la pancia piena, magari ti accontenteresti di 1000 euro? Con la pancia vuota e uno sfratto alle calcagna, diventa zero. La gente, pur di campare, accetterebbe  qualsiasi schifezza: 400 euro in nero per 12 ore al giorno, in un magazzino malsano. Questo non crea posti di lavoro nuovi, Marco; sostituisce gente come te, che prende stipendio accettabile, con dei disperati. E fa crollare la paga di tutti, la tua inclusa. E’ come evirarsi per far dispetto alla moglie.”

Marco:Faccio un lavoro qualificato, sarà dura che mi seghino per assumere uno stagista. Comunque meglio poco che niente e almeno si vedrebbero meno barboni in giro.”

Andrea: “Marco, questo è l'errore più grave. Aprire la strada al far west salariale, non fa sparire la povertà; la rende più tossica, diffusa e più costosa da gestire. La disperazione non genera solo forza lavoro a basso costo. Crea anche, inevitabilmente, criminalità di sussistenza. Furti per mangiare, spaccio al dettaglio per pagare l'affitto, prostituzione. Non per scelta, ma per necessità immediata. A quel punto, lo Stato non avrebbe risolto nulla. Avrebbe solo spostato la spesa. Dalla voce "Welfare" a quella, infinitamente più costosa, di "Ordine Pubblico e Giustizia". Dovrebbe potenziare polizia, tribunali e carceri in modo massiccio. Ti rendi conto che il costo annuo per detenere una persona in carcere è di gran lunga superiore a qualsiasi sussidio erogabile? Sarebbe un fallimento contabile oltre che umano, un trasferimento di risorse dai servizi sociali al sistema penale, per ottenere solo più sofferenza e insicurezza. 

E la devastazione non si ferma. Continuiamo...

Quando una famiglia viene privata di ogni sostegno, la scelta forzata, spesso l'unica, è quella di ritirare i figli dagli studi per mandarli a lavorare. Questo crea, in modo sistematico, una generazione di giovani impreparati, preclusi dalle professioni qualificate. Il risultato non è solo un danno individuale, ma collettivo. Tra vent'anni, ci troveremo con una comunità depauperata, un Paese meno istruito, meno innovativo e strutturalmente incapace di competere in un contesto globale sempre più basato sulle competenze. Stiamo letteralmente cannibalizzando il nostro futuro per un presunto risparmio immediato.”

Marco: (Con un gesto stanco della mano, come a scacciare una mosca) “Belle parole. Roba da salotto. Allora facciamoci due risate del cazzo: secondo il tuo manuale dei buoni sentimenti come ci comportiamo? Continuiamo a fare gli allocchi e a pagare, come abbiamo sempre fatto?”

Andrea: (Scoppia a ridere, una risata secca, senza gioia) “Marco hai capito o no che stai annegando in un mare di menzogne e ti stai accapigliando con l’altro disgraziato che annaspa accanto a te per un pezzo di legno a cui aggrapparsi, mentre sulla riva c’è chi sta caricando cessi d’oro su yacht miliardari con la tua... la nostra legna. Il punto non è "continuare a pagare". Il punto è smettere la guerra tra poveri e guardare in faccia la realtà.

Lo ripeto. Il conflitto vero non è tra te e il tizio percettore di assegno di sussistenza. È tra una - una efficienza produttiva mai vista, che potrebbe garantire benessere a chiunque  – e una realtà opposta i cui salari, per la stragrande maggioranza, sono insufficienti a far fronte all’incessante crescita del costo della vita. La ricchezza non è sparita. È stata dirottata. È finita dritta dritta nei profitti aziendali da record, nelle rendite finanziarie che si auto-alimentano, nelle tasche di una ristretta schiera di Paperoni così ricca, che per loro le nostre sofferenze solo solo rumore di fondo.

E poi, Marco, voglio che ti fermi un attimo. Spegni la rabbia e accendi il cervello. Guarda un po' più in là della prossima busta paga.

Pensa a quello di cui parlavamo l'altra volta. La robotica, l'automazione spinta, l'intelligenza artificiale. Non è fantascienza. Sta succedendo adesso. E non viene per rubare il lavoro solo al "fannullone". Viene per prendersi il tuo.

Il magazziniere, l'impiegato d'ufficio, l'operaio alla catena di montaggio, il traduttore, l'autista, l’addetto del call center, il cassiere... Sta già fagocitandodo posti a ritmi forsennati.

Immagina il giorno quando, senza nessun riguardo, il lucido messaggio di un agente A.I. ti comunicherà che:

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Oggetto: Notifica di Ottimizzazione Risorse – ID Utente #4402

Gentile Unità Operativa,

La presente per informarLa che, nell'ambito del programma di Efficientamento Algoritmico 2025 volto a garantire la sostenibilità competitiva del Gruppo sui mercati globali, la Sua funzione è stata identificata come "ridondanza tecnica".

I nuovi parametri di calcolo impongono una transizione immediata verso asset a elevata scalabilità. Di conseguenza, la Sua posizione è stata convertita in una voce di bilancio passiva e, pertanto, depennata dal registro delle attività correnti. L'azienda La ringrazia per il contributo fornito fino al raggiungimento della Sua obsolescenza.

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Ti sei fatto il culo per anni, hai versato sangue e speranze in quell’impiego eppure ti hanno semplicemente eliminato. Solo allora capirai che è colpa del sistema? Urlerai pretendendo il diritto a un po' di compassione, a un sostegno? Ecco il colmo dell'ironia: tu oggi stai combattendo per distruggere proprio quella rete di sicurezza che, tra non molto, potrebbe essere l'unica cosa tra te e il baratro. Stai sputando sul concetto stesso di protezione sociale nel momento storico in cui ne avremo più bisogno che mai.

Immagina il mondo, ma proiettalo avanti solo di cinque anni. Sei stato sostituito da un dispositivo più efficiente e a costo zero. Niente più stipendio. E nel frattempo, grazie alla tua stessa crociata, non esiste più un sussidio, non esiste più un reddito di base, non esiste più alcun ammortizzatore. Hai ottenuto esattamente quello che volevi: la "fame come incentivo".

Solo che l'incentivo non funziona, perché ci sono sempre meno posti di lavoro e una feroce concorrenza tra milioni di disperati come te per accaparrarselo.

Che fai allora? Mangi la tua orgogliosa etica del lavoro? Diventi il "parassita" che tanto disprezzi? O forse capisci, troppo tardi, che la vera lotta non era tra chi ha un lavoro e chi no, ma tra l'umanità intera e un sistema produttivo che, per la prima volta nella storia, può fare a meno di gran parte di essa? Non è cinismo, Marco. È suicidio sociale per differita.

***

In conclusione, se c’è una scelta davanti a noi non è tra rabbia e rassegnazione, ma tra miopia e consapevolezza. Continuare a puntare il dito verso il basso ci divide e ci indebolisce; alzare lo sguardo verso le vere dinamiche del potere economico è l’unico modo per non farci trovare soli e disarmati quando il cambiamento busserà — o sfonderà — la porta.

➤ Tu che stai leggendo, cosa ne pensi davvero? 

➤ Dove vedi il vero conflitto e quale futuro immagini ? 

➤ Scrivilo nei commenti: il confronto, se onesto, è già un primo atto di resistenza.





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